34) Bohr. Il problema dell'osservazione nella fisica quantistica.
Niels Bohr (18885-1962), fisico danese di fama internazionale, si
impegn per anni in una profonda riflessione sulla teoria dei
quanti. In questa lettura egli osserva che mentre nell'ambito
della fisica classica l'interazione fra l'oggetto e l'apparato pu
venire trascurato, nella fisica quantistica questa interazione 
parte inseparabile del fenomeno. Inoltre il risultato
dell'esperimento, variando ogni volta, pu essere espresso solo da
una legge statistica.
N. Bohr, I quanti e la vita, traduzione di P. Gulmanelli,
Boringhieri, Torino, 1974, secondo rist., pagine 102-104.

 Fin qui il problema dell'osservazione nella fisica quantistica
non differisce in alcun modo da quello della fisica classica. Il
nuovo aspetto essenziale nell'analisi dei fenomeni quantici
consiste nell'introduzione di una fondamentale distinzione tra lo
strumento di misura e l'oggetto in esame. Questa  una conseguenza
diretta della necessit di una descrizione in termini puramente
classici delle funzioni dello strumento; con esclusione di
principio di ogni riferimento al quanto d'azione. D'altra parte
gli aspetti quantici del fenomeno sono contenuti nell'informazione
dedotta dall'osservazione degli oggetti atomici. Mentre
nell'ambito della fisica classica l'interazione tra oggetto e
apparato pu venire trascurata o, se necessario, compensata, nella
fisica quantistica questa interazione  parte inseparabile del
fenomeno. Ne segue che una descrizione non ambigua dei fenomeni
tipicamente quantici deve includere in linea di principio la
descrizione di tutti gli aspetti rilevanti dell'apparato
strumentale. Il semplice fatto che la ripetizione dello stesso
esperimento in generale fornisca differenti risultati
relativamente all'oggetto implica immediatamente che un resoconto
comprensivo dell'esperienza in questo campo deve venire espresso
mediante una legge statistica. Occorre appena sottolineare che non
si tratta qui di un ricorso alla statistica analogo a quello che
si fa per descrivere i sistemi fisici troppo complessi perch si
possa dare del loro stato la definizione completa richiesta
dall'interpretazione deterministica. Nel caso dei fenomeni
quantici la divisibilit illimitata degli eventi implicita nella
suddetta interpretazione resta esclusa in linea di principio dalla
necessit di specificare le condizioni sperimentali. Infatti
l'unit intrinseca tipica di questi fenomeni trova la sua
espressione logica nel fatto che qualunque tentativo di effettuare
una ben definita suddivisione implicherebbe una modificazione del
dispositivo sperimentale, incompatibile con la definizione dei
fenomeni in esame.
Nell'ambito della fisica classica tutte le propriet
caratteristiche di un dato oggetto possono in linea di principio
venire determinate con un unico apparato sperimentale, bench in
pratica sia spesso conveniente ricorrere a dispositivi differenti
per studiare aspetti diversi dei fenomeni. Infatti i dati cos
ottenuti si integrano a vicenda e possono venire unificati in una
descrizione coerente del comportamento dell'oggetto studiato.
Nella fisica quantistica, invece, dati sui sistemi atomici
ottenuti per vie diverse possono manifestare un tipo nuovo di
relazione di complementarit. Infatti si pu vedere che questi
dati, i quali appaiono contraddittori qualora si tenti di
combinarli in un singolo quadro, esauriscono tutto ci che 
conoscibile intorno all'oggetto. Lungi dal limitare le domande che
possono essere poste alla natura sotto forma di esperimenti, la
nozione di complementarit semplicemente caratterizza le risposte
che si possono ricevere ogni qualvolta l'interazione tra gli
strumenti di misura e gli oggetti formi parte integrante del
fenomeno.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagine 885-886.
